La mancanza di ferro è una delle carenze nutrizionali maggiormente diffuse, soprattutto nei paesi in via di sviluppo dove in genere si ha accesso a cibi dallo scarso valore nutritivo. Nei paesi sviluppati sono invece le diete sbilanciate e povere di questo microelemento a causare stati di carenza, che si differenziano molto nelle varie fasce della popolazione.

 

Il ferro negli alimenti è presente in due forme, dalla diversa biodisponibilità. La forma eme (ferro emico), caratteristica delle carni e del pesce, ha una biodisponibilità del 25% ed è indipendente dagli altri costituenti della dieta; la forma non-eme (ferro non-emico), tipica delle fonti vegetali, ha un assorbimento generalmente inferiore, fortemente influenzato dalla presenza di fattori che lo possono limitare (fitati e polifenoli) o favorire (vitamina C o alimenti contenenti ferro eme).

 

In generale, l’organismo mantiene uno stato di equilibrio costituendo dei depositi di ferro e modulandone l’assorbimento dagli alimenti della dieta (l’assorbimento aumenta quando le riserve sono basse), ma in alcuni casi, quando con la sola alimentazione non si riesce a sopperire alle carenze, può essere utile ricorrere a un integratore di ferro per assicurare all’organismo la copertura del fabbisogno giornaliero di questo importante microelemento.

 

Un recente studio europeo ha valutato gli apporti di nutrienti e ha rivelato che nella popolazione maschile fra i 19 e i 64 anni l’apporto di ferro è in media l’11% inferiore ai livelli del fabbisogno stimati. Le fasce di popolazione più sensibili sono però le donne, i bambini e gli adolescenti, in particolare le femmine, per le quali è determinante l’equilibrio della dieta.

 

La carenza di ferro o anemia sideropenica può comportare effetti negativi al sistema immunitario, ai sistemi di neurotrasmissione cerebrale e di termoregolazione corporea.

 

Se la carenza si instaura già durante la vita intrauterina o in età adolescenziale può essere responsabile anche di deficit cognitivi. I bambini (il 47% di quelli in età prescolare soffre di anemia), sono ritenuti particolarmente a rischio perché il veloce tasso di crescita tipico del periodo aumenta le richieste di ferro dell'organismo. La presenza di alcuni fattori come il basso peso alla nascita, un elevato consumo di latte vaccino, un'assunzione modesta di ferro già durante lo svezzamento, ma anche condizioni socio economiche disagiate, sono la causa di un aumentato rischio di anemia e delle sue conseguenze: le più serie vanno da un ridotto sviluppo psicomotorio e delle funzioni immunitarie fino allo scarso apprendimento.

 

 

I fabbisogni sono diversi in funzione dell’età e del sesso. Nelle donne particolare attenzione va posta agli stati di aumentato fabbisogno per bilanciare le perdite e in gravidanza.

 

 

Secondo l’ultima revisione dei “livelli di assunzione raccomandati per la popolazione italiana” (Larn 2012) i fabbisogni sono i seguenti:

 

 

Bambini e adolescenti

4-6 anni _ 11 mg

7-10 anni _ 13 mg

11-14 anni (maschi) _10 mg

15-17 anni (maschi) _13 mg

11-17 anni (femmine) _ 18 mg

 

 

Adulti

18->75 (maschi) _ 10 mg

18-59 (femmine) _ 18 mg

59->75 (femmine) _ 10 mg

 

 

Gravidanza 27 mg

 

 

E' stato inoltre dimostrato che la quantità di ferro e zinco assunta influisce sulle performance scolastiche degli adolescenti.

 

Il rendimento scolastico dipende quindi anche dai nutrienti assunti, come riportano le conclusioni di uno studio condotto da Roberto Aquilani, responsabile del servizio di Fisiopatologia metabolico-nutrizionale dell’Istituto scientifico di Montescano dell’Irccs Fondazione Maugeri, pubblicate dalla rivista Current topics in nutraceutical research. Lo studio, realizzato in collaborazione con gli insegnanti della scuola L.G. Faravelli di Stradella (PV), ha indagato gli effetti di ferro e zinco nell’apprendimento scolastico delle ragazze in età adolescenziale, che notoriamente soffrono di mancanza o carenza di questi elementi, in particolare del ferro, in parte perché ne assumono meno rispetto ai maschi, in parte perché a questa età ne perdono in quantità maggiore per via dei cicli mestruali.

 

Sono state arruolate quaranta studentesse di età media 14 anni ed è stato chiesto loro di tenere un diario alimentare per 7 giorni; al termine del primo quadrimestre dell’attività scolastica l’assunzione dei nutrienti è stata determinata analizzando i diari, mentre le performance scolastiche sono emerse dalle valutazioni del primo quadrimestre. Il gruppo di studio ha inoltre analizzato le differenze nell’assunzione dei nutrienti delle studentesse divise in due gruppi: quelle che avevano ottenuto la sufficienza (> 6) e quelle invece con prestazioni scolastiche insufficienti (< 6).

 

Pur rilevando che le quantità di ferro e zinco assunte dalle studentesse di entrambi i gruppi sono inferiori alle dosi giornaliere consigliate per un’alimentazione sana ed equilibrata, i dati mostrano come laddove c’è maggiore assunzione dei due nutrienti si raggiungono risultati scolastici più soddisfacenti. Si nota inoltre che tutti i nutrienti assunti dalle ragazze, ad eccezione di ferro e zinco, hanno valori simili sia nelle studentesse con buoni voti sia in quelle con voti insufficienti; l’assunzione di ferro e di zinco è invece significativamente maggiore nel gruppo di ragazze che ha i risultati migliori.