Il calcio è un minerale che partecipa a molte funzioni del nostro organismo.

 

Ha un ruolo importante a livello cellulare perché prende parte alla trasmissione dell'impulso nervoso e alla contrazione muscolare, funzioni per le quali è necessario non più dell’1% del calcio totale; il restante 99% lo ritroviamo nei denti e nello scheletro, quantità particolarmente soggetta alle variazioni di composizione della dieta giornaliera. È noto infatti che il picco di massa ossea, ovvero la maggior densità ossea, si raggiunge fra i 20 e i 30 anni, quando è massimo l’accumulo di massa ossea per deposizione del minerale: da quell’età in avanti la perdita di calcio dalle ossa diviene graduale e va sostenuta con un apporto costante.

 

Diete squilibrate o restrittive nei confronti degli alimenti ricchi di questo minerale, come latte, yogurt e formaggio, possono compromettere già in giovane età la struttura dell’osso e predisporre successivamente l’individuo a patologie serie, come l’osteoporosi, solitamente definita una malattia dell’età avanzata, tipicamente delle donne in post menopausa, caratterizzata da una diminuzione della massa scheletrica e dal deterioramento della struttura ossea, con indebolimento e facilità alle fratture.

 

In Italia l'osteoporosi affligge 5 milioni di persone, di cui 1 milione sono uomini, ma sempre più spesso ha origine da giovani quando diete scorrette, stili di vita inadeguati, come consumo eccessivo di alcool, fumo e sedentarietà, non permettono all’osso di raggiungere la sua massima densità possibile (da un punto di vista genetico).

 

I dati raccolti nel nostro Paese non fanno ben sperare per il futuro: il 54% degli adolescenti ha livelli di vitamina D nel sangue insufficienti e il 95% delle donne italiane consuma meno della porzione giornaliera raccomandata di latticini.

 

Una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo possono invece garantire i livelli di calcio necessari, sia durante la crescita, sia in età adulta per riequilibrare le perdite o la diminuzione dell’assorbimento.

 

Alcuni gruppi di individui o stati fisiologici possono andare incontro ad un rischio di inadeguata assunzione di calcio. Fra questi troviamo le donne in post menopausa, gli individui allergici al latte o intolleranti al lattosio, che eliminano una fonte preziosa di questo minerale senza riuscire a compensarlo in modo adeguato, gli ovo-vegetariani e i vegani, che escludono i prodotti lattiero caseari dalla loro dieta.

 

Le indagini condotte sulle abitudini alimentari nel nostro Paese dimostrano che la maggior parte degli adulti italiani non riesce a introdurre la dose ideale di calcio, compresa fra gli 800 e i 1.200 milligrammi al giorno. La dieta, da sola, può non bastare per garantire alla struttura ossea un bagaglio di minerale sufficiente a prevenire malattie quali l'osteoporosi, anche perchè non più del 30% del calcio assunto con l'alimentazione viene effettivamente assorbito dal nostro organismo, e può quindi essere opportuno affiancare ad una dieta corretta, che resta il primo obiettivo da perseguire, un integratore alimentare specifico.